
Dagli operai ai manager di Equitalia: l’attrice racconta il suo viaggio tra match e chat. E fissa un paletto ferreo: «Sotto l’1,70 non è cattiveria, è ergonomia sentimentale».
Non chiamatela crisi di solitudine e non aspettatevi di vederla presto all’altare. Per Marina La Rosa, l’ingresso nel mondo di Tinder e affini è nato quasi per gioco, spinto dai consigli di due amiche (una delle quali sta già pensando di trasformare queste avventure in un podcast). L’obiettivo? «Chiacchierare un po’», osservare e, perché no, flirtare con quella sagacia che l’ha sempre contraddistinta.
Un campionario umano: dal giardiniere al “mistico”
Marina descrive le sue chat come un vero e proprio laboratorio a cielo aperto. La sua bacheca digitale è diventata un incrocio di vite e professioni:
- I profili: Si spazia dal giardiniere all’operaio, passando per il manager in carriera e il viaggiatore mistico alla ricerca del sé.
- Il paradosso: Ha raccontato con ironia di un utente che prometteva di inviare “lettere d’amore”, salvo poi scoprire che nella vita reale lavora per Equitalia (un dettaglio che renderebbe difficile qualsiasi corteggiamento).
- L’approccio: Marina non cerca la storia della vita, ma «qualcosa di più intimo» dello scambio superficiale, un contatto umano che vada oltre il semplice swipe.
La regola dell’altezza: «Questione di ergonomia»
Non sono mancate le polemiche, subito smorzate dalla sua consueta ironia, riguardo ai criteri di selezione. Marina è stata chiarissima: sotto l’1,70 non si passa.
«Non è discriminazione», ha precisato l’attrice, «è ergonomia sentimentale».
Un termine coniato per spiegare che, al di là del sentimento, deve esserci una proporzione fisica che la faccia sentire a proprio agio. Una posizione onesta che ha scatenato il dibattito tra i follower, divisi tra chi la accusa di eccessiva selettività e chi ammira la sua schiettezza.
«I maschi, che mondo stupendo»
Nonostante le stranezze e i profili discutibili, Marina La Rosa sembra divertirsi moltissimo in questa nuova veste di “esploratrice digitale”. Il suo commento finale è un omaggio, quasi stupito, all’universo maschile: «I maschi, che mondo stupendo». Un mondo che lei continua a osservare con l’occhio di chi ha capito tutto molto tempo fa e oggi si limita a godersi lo spettacolo, un match alla volta.
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