Fabrizio De André: al cinema il film “DeAndré#DeAndré, Storia di un impiegato”

Fabrizio De André: al cinema il film “DeAndré#DeAndré, Storia di un impiegato”

Da stasera, 25 ottobre, e per soli altri due giorni – il 26 e 27 ottobre – sarà proiettato nelle sale cinematografiche italiane il film “DeAndré#DeAndré, Storia di un impiegato” distribuito da Nexo Digital.

Il film documentario diretto da Roberta Lena, prodotto da Intersuoni, Nuvole Production e Nexo Digital, è stato presentato lo scorso 10 settembre, in anteprima, come evento speciale nella sezione ‘Fuori Concorso’ della 78esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Il lungometraggio, che si basa sul concerto/spettacolo del concept-album pubblicato nel 1973 da Fabrizio De André, “Storia di un impiegato”, conta della partecipazione esclusiva di Cristiano De André, Dori Ghezzi e Filippo De André. La regista Roberta Lena indaga, attraverso la memoria di Cristiano, il suo rapporto col padre, fornendoci uno sguardo diverso sul grande cantautore e una visione contemporanea di un’opera che rappresenta un’eredità artistica e politica.

Nel film vengono svelate le memorie mai confessate, i sentimenti che hanno ispirato la creazione, la comunità di artisti e amici che sono diventati famiglia: i grandi artisti di quel tempo che riempivano la casa in Sardegna, dove l’album è stato in parte concepito e che circondavano il bambino Cristiano. Nel film tutte le vicende di Faber, filtrate dalla memoria del figlio, appaiono improvvisamente arricchite, approfondite dal più forte dei legami, fino a diventare un racconto completamente inedito, per contenuti e carica emotiva. Una sorta di biografia, attraverso il rapporto speciale tra padre e figlio, del loro comune sentire, del loro comune pensiero sociale, delle sofferenze condivise, fino ad arrivare a un riconoscimento totale e alla simbiosi, al passaggio di testimone, all’eredità.

“Voi non avete fermato il vento gli avete fatto perdere tempo” diceva Fabrizio De André rivolto al potere parlando di cosa era rimasto del ’68. E aggiungeva che la creazione dell’album “Storia di un impiegato” – scritto nel 1973 con Giuseppe Bentivoglio e Nicola Piovani – gli aveva fatto compiere la sua più grande rivoluzione: “Già è stato difficile da borghese diventare anarchico, ma il vero lavoro è stato da individualista diventare collettivista”.